IL DISCO SI POSERÀ

Ho scritto questo piccolo racconto come omaggio al grande Dino Buzzati. A volte ci sono letture che entrano nella nostra vita e fanno scaturire altre storie che si intrecciano tra realtà e fantasia. Se non conoscete “Il disco si posò” di Buzzati, che ovviamente vi invito a leggere. Sono certo che una volta letto questo racconto vorrete leggere tutta “La boutique del mistero”. Vi piacerà.

Ed ecco come si sviluppa la mia storia

 

IL DISCO SI POSERÀ

In quel caldo venerdì del luglio 1982 la stazione di Verbania-Pallanza era quasi deserta. Il treno delle 14,31 diretto a Milano era già pronto al binario 1. Stavo svolgendo il servizio militare a Bologna, come fotografo. In quel periodo ero spesso distaccato alla caserma della Guardia di Finanza di Verbania per alcuni rilievi fotografici. I militari del Genio dovevano smontare il ponte ferroviario provvisorio che sostituì per un paio d’anni quello crollato dopo l’inondazione del fiume Toce nel 1980. Era un ponte ferroviario con un’unica campata di 120 metri. Un record. Venivano autorità militari e civili da tutto il mondo per vedere l’opera e io dovevo documentare ogni visita.

In quegli anni non c’erano gli smartphone o altri intrattenimenti per ingannare il tempo. L’unico passatempo era la lettura. Queste trasferte mi fruttavano qualche soldo in più e io ne investivo volentieri una parte in libri. I miei autori preferiti erano Steinbeck, Hemingway e naturalmente il grande Buzzati.
Quante volte avrò letto “La Boutique del Mistero”? Non saprei dirlo, ma quei racconti li potrei riassumere a memoria uno per uno, citando nomi e paesi.

Ma torniamo al mio treno. Appena entrato nello scompartimento lo trovai occupato da un sacerdote. Avrà avuto 40 anni, gli occhi grandi di un azzurro chiarissimo e dei capelli mossi e lunghi, di un biondo quasi bianco. Era strano vedere un prete con una capigliatura così fluente. Probabilmente era nordico.
Lo salutai educatamente e da li a poco stavamo chiacchierando. Si interessò della mia attività nell’esercito e dei miei interessi. Gli dissi della mia passione per la musica e per la lettura. Avevo ragione, parlava fluentemente l’italiano ma il suo accento tradiva un’origine diversa. Sicuramente del nord Europa. Avevo appena finito di rileggere, per la decima volta, un racconto che mi era piaciuto tantissimo e senza pensarci troppo gli dissi “Padre, se non le è di disturbo mi piacerebbe leggerle un racconto breve di Dino Buzzati, lo conosce?”. “Si, so qualcosa di lui ma non ho mai letto nulla. Volentieri, ti ascolto”. E così in una rovente carrozza del treno, con i finestrini aperti per far entrare un po’ d’aria, con un rumore assordante proveniente dalle rotaie, a voce alta, cominciai la lettura: “Il disco si posò”.

“Lassù nella sua camera che dà sul tetto della chiesa, il parroco, don Pietro, stava leggendo, col suo toscano in bocca”.
Il racconto scorreva. don Pietro che si trovava a parlare della sua fede a due extraterrestri sembrava appassionare il mio nuovo amico. Sorrise divertito quando i due omini chiedevano a don Pietro cosa fosse quella strana antenna, quella croce sulla cima del campanile. Con l’avanzare del treno avanzava il racconto. Ora don Pietro doveva dare ragione ai due alieni del perché avessimo crocifisso il Salvatore del mondo.
Purtroppo eravamo alle porte di Milano e non avrei fatto in tempo a finire il racconto. Allora ebbi un’idea. “Padre, cosa avrebbe risposto lei?”. Il prete mi guardò sorpreso, “Non saprei, non è facile per me immaginare una risposta, ma voglio provare a pensarci. Lasciami il tuo indirizzo e ti scriverò la risposta, cosa ne dici?”.

Ci separammo frettolosi e dopo alcuni mesi mi ero dimenticato della faccenda. Avevo finito il servizio militare e ripreso da tempo il mio lavoro di grafico.
Una sera trovai nella casella della posta un pacchetto. All’interno c’era una copia de “La boutique del mistero” di Dino Buzzati. Allegata una breve lettera.
“Caro Walter, scusa se ti rispondo così in ritardo, ma il mio lavoro di ricerca mi ha impegnato moltissimo. Volevi sapere la risposta? La risposta è nel libro! Stai bene. don Karl”
Sfogliai freneticamente il libro e trovai un biglietto proprio tra le pagine del racconto “Il disco si posò”. C’era semplicemente un numero di telefono con il prefisso di Pavia e un nome, “don Karl”.

Dopo cena chiamai il numero. Mi rispose la voce di un uomo anziano. “Buonasera, mi scusi il disturbo, stavo cercando don Karl”. “Mi spiace ma qui non c’è nessun don Karl, sono don Pietro e sono l’unico sacerdote di questa parrocchia da oltre 30 anni”.
Rimasi interdetto. Quando un mistero è troppo sovraccarico non resta altro che stare al suo gioco (avrebbe detto De Saint Exupéry).
“Ma non sarà lei per caso il parroco che ha visto atterrare il disco volante sul tetto della canonica?”. “Si sono io, ma mi hanno sempre preso per matto e quindi non ne parlo più. Forse è stato veramente un sogno. Ma chi è lei, un giornalista?”.
“No, non sono un giornalista, sto solo cercando un amico. Per caso non sa se uno dei due piccoli omini si chiamava Karl?”. “Ma quali piccoli omini? Era un solo uomo, molto alto, con dei lunghi capelli biondi e dei grandi occhi azzurri”.

Walter Zannoni